Per essere migliori a volte basta osservare chi sa soltanto amare

Ci avete mai fatto caso? C’è qualcosa di profondamente disarmante nel sorriso di un bambino: è semplice, spontaneo, ha una forza infinita, in grado di attraversare barriere, lingue, culture e conflitti.
In un mondo che troppo spesso cede facilmente al rumore delle armi, alle disuguaglianze e all’indifferenza, quel sorriso resta un atto rivoluzionario come pochi: un gesto che disarma davvero, da Nobel per la Pace.
È la prova che possiamo essere migliori di ciò che ci viene raccontato ogni giorno, da social e tv, tra notizie e immagini devastanti.
Il Natale,ogni anno, con la sua tenacia e con dolce testardaggine, ci invita a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda da sempre. E forse non è un caso che, proprio in questi giorni, torniamo per qualche attimo i bambini di ieri, e intercettiamo il mondo come se fossimo i bimbi di oggi: come per magia, siamo inondati da stupore, dalla fiducia verso il prossimo, dall’incoscienza della spontaneità, oltre che dalla certezza che ogni dono, ogni pensiero, anche piccolo, conserva un valore immenso.
Ma oggi, possiamo davvero ignorare il contesto in cui celebriamo questo Natale?
Le immagini che arrivano dal Medioriente, dall’Ucraina, dal Sudan, dalla Repubblica democratica del Congo, dalla Somalia, da ogni angolo del mondo dove la guerra ha rubato l’infanzia, sono secchi d’acqua gelida che ci svegliano. Come possiamo parlare di pace, di amore, di famiglia, mentre altrove i bambini dormono sotto le bombe? Come possiamo accendere le luci del nostro albero senza pensare a chi vive al buio, non per scelta ma per necessità? A chi non conosce neppure il significato della parola “giocattolo” ma resta felice comunque, con poco, o nulla?
Questo rappresenta forse una delle esortazioni più nobili del Natale, nonché una delle più grandi sfide dell’umanità. Noi semplicemente non possiamo arrenderci, né permettere che le ombre prendano il sopravvento sulla luce, soprattutto agli occhi innocenti delle nuove generazioni, che non hanno colpe. Dobbiamo invece sforzarci di vivere nel segno di questo monito durante tutto l’anno: giorno dopo giorno, gesto dopo gesto.
Il Natale, dunque, funge da promemoria di questo patto senza tempo siglato con amore nei confronti dei più piccoli.
“Quando un bambino guarda le luci di Natale, non vede solo decorazioni: vede speranza, vede futuro, vede il mondo com’era destinato a essere.” e noi per quell’idea di mondo dobbiamo lavorare ogni giorno.
Anche per questo in TP Italia proviamo ogni giorno, con piccoli gesti, a tutelare il sorriso dei bambini che vivono tra mille stenti nelle nostre città: vivono conflitti diversi, ereditano colpe che non sono le loro. È vero, non saranno circondati da bombe, ma devono anche loro barcamenarsi e sopravvivere, e non è affatto facile. A volte si vorrebbe essere ovunque e non si riesce per ovvie ragioni, ma come il Natale torna ogni volta con la sua tenacia e con la sua dolce testardaggine a ricordarci di dover essere sempre migliori, vogliamo essere testardi anche noi, con dei progetti che riguardano sia l’area adiacente il sito di Taranto, sia quella di Fiumicino/ Roma, consapevoli che ogni volta che un bambino ride, ovunque si trovi, ci ricorda che il futuro non è scritto, e che possiamo ancora provare a scrivere noi qualche bella pagina.
Infine, un buon proposito per noi, affinché ognuno in questi giorni ritagli un pensiero di solidarietà, provi a stringere una mano, regali un sorriso… e già così avremo dato un senso al nostro Natale.



