L’impegno di Apollonj per il rilancio sia in Italia che in Francia

Vi riportiamo un articolo di giornale dal quale si evince l’impegno di Lucio Apollonj Ghetti per il rilancio aziendale di Teleperformance Italia e Francia.

Il manager italiano è riuscito a tirar fuori la filiale italiana della multinazionale dei servizi di Contact Center in Outsourcing da una situazione difficile in cui si era trovata a seguito del decreto Damiano ed ora si adopererà a tal fine per stessa casamadre francese.

Di seguito l’articolo di Adriano Bonafede su Repubblica dal titolo “Teleperformance, Apollonj dopo l’Italia risana anche la Francia:

Di solito i francesi, quando comprano o impiantano una società in Italia, chiamano un loro uomo per guidarla. In questo caso, invece, a guidare la struttura italiana, peraltro anche durante un complesso turnover, è stato un italiano. E lo ha fatto tanto bene che adesso lo hanno chiamato a dirigere la loro struttura in Francia, ben più grande, anch’essa abbisognosa di un bel rilancio. Così Lucio Apollonj Ghetti, ceo di Teleperfomance Italia, è andato Oltralpe con lo scopo di rimettere a posto le cose nella società più importante del gruppo (anche se non la più grande, che è quella Usa), quella francese appunto, dove la multinazionale è nata. Teleperfomance è infatti il più grande gruppo mondiale di call center professionali ed è quotato alla Borsa di Parigi. Ha 3,23 miliardi di fatturato ed è presente in 62 paesi del mondo con 230 “contact center”. In Italia Teleperfomance ha aperto un filiale nel 2003 con la base a Taranto. Una struttura che in breve tempo diventa faraonica: con 3.300 dipendenti, Teleperfomance Italia era, dopo l’Ilva, l’impresa a dare più lavoro nella provincia e nella regione Puglia. La crescita è impetuosa nei primi anni del secolo, soprattutto grazie al tumultuoso sprint delle società di telecomunicazione. Poi però è arrivata la crisi e, insieme ad essa, una novità legislativa, durante il governo Prodi del 2006-2008, che ha steso al tappeto Teleperfomance,
obbligandola a una dolorosa ristrutturazione. Una circolare del ministro del Lavoro Damiano nel 2007 sembrava che obbligasse i call center ad assumere tutti come dipendenti. Da notare che in Italia c’è sempre stata la distinzione fra chi fa “outbound” (vendite all’esterno), con lavoratori a progetto, e chi fa “inbound” (chi riceve telefonate in entrata), con dipendenti. La circolare aveva convinto Teleperfomance (e i francesi hanno questo, di bello, che sono ben più ligi degli italiani sul rispetto delle regole) a trasformare tutti i lavoratori in dipendenti. Una successiva circolare del nuovo ministro Sacconi nel governo Berlusconi cambiava le carte in tavola e sosteneva che la trasformazione in dipendenti non era più necessaria. I maggiori oneri per la mano d’opera, più la crisi delle telco e la crisi più generale, avevano fatto lievitare i costi di Teleperfomance Italia, minandone l’equilibrio economico. E qui è cominciato il lavoro di Apollonj, che utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali possibili e gli incentivi all’esodo, ha a poco a poco ridotto i dipendenti a circa 2.000 unità, per poi farli risalire successivamente, tramite contratti di collaborazione, a 3.600, più o meno 2.600 dipendenti e 1.000 a progetto. Un turn over che ha rimesso a posto i conti di una società che fattura intorno agli 80 milioni e che ha attirato l’attenzione della casa madre in Francia, un gruppo internazionale guidato dal direttore Paulo César Salles Vasques e dal presidente Daniel Julien. Apollonj è stato dunque chiamato nelle scorse settimane a guidare la filiale francese, dove è nata la multinazionale. «La Francia – dice il nuovo ceo della struttura – soffre di problemi simili a quelli che aveva la filiale italiana. Ci sono 4.000 persone, quasi tutti dipendenti e con una scarsa flessibilità in Francia, più 5.500 in strutture off shore, cioè in Tunisia e Marocco». Non sarà facile ristrutturare e rilanciare la struttura francese: «Certo è una sfida ma qui, almeno, la normativa è uguale per tutti; si tratta di un mercato più complesso, più grande, ma appunto anche più chiaro e regolato rispetto a quello italiano. Per fortuna qui combattiamo ad armi pari con i concorrenti». Il mercato francese del call center è stato rivoluzionato dall’arrivo delle telco low cost, che ha provocato un drastico calo del livello del servizio e poi anche del fatturato. «E noi avevamo circa il 70 per cento del giro d’affari con le società di telecomunicazioni. Dal punto di vista del fatturato, siamo passati da oltre 300 a circa 200 milioni in 4/5 anni. Quest’ano il fatturato dovrebbe rimanere stabile intorno a 180 milioni, con le telco che hanno ancora una quota importante del 50 per cento sul totale. Il mio compito sarà quello di fermare la decrescita e arrivare a una vero rilancio a partire dal prossimo anno». Sul personale, per fortuna, i piani di riduzione sono già alle spalle, grazie a una serie di fusioni tra società satellite operanti a livello territoriale. «Adesso rilanceremo la nostra presenza territoriale a Tolosa, Bordeaux, Lione, che avevamo un po’ dimenticato». Per il “risanatore italiano” la sfida francese è già cominciata. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.