Il lato nascosto della condivisione

C’è chi suggerisce una via di fuga. Perché come ogni fenomeno dirompente in rete oggi una parte degli utenti è anche sopraffatta dalla comunicazione – testuale, video, fotografica – che si annida nelle chat di instant messagging. Il campanello di allarme è risuonato sulla stampa per voce di diversi presidi scolastici a proposito dei gruppi chiusi su WhatsApp delle mamme e dei papà con i figli a scuola: chat che brulicano di comunicazioni di servizio, organizzazione dei pomeriggi, attività extrascolastiche. E c’è appunto chi segnala un allarme.

Il lato nascosto della rete, o quello che viene apostrofato come “dark side” dei social media e che di fatto è popolato da micro-community, ovvero gruppi numericamente esigui ma molto orientati al dialogo su chat: così Oltreoceano c’è chi si è preso la briga di studiare il fenomeno, cercando di mappare e numericamente quantificare la portata di una comunicazione che di fatto aggrega comunità molto segmentate e strutturate e che sfugge ai normali canoni classici di reportistica. In Italia il boom di WhatsApp è stato registrato anche nel tredicesimo rapporto del Censis presentato pochi mesi fa: il 65% degli italiani possiede uno smartphone, con annessi servizi di messaggistica.

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