Produttività e time management, le vere unità di misura del nostro tempo

Gli economisti ci dicono che l’indicatore che rappresenta meglio i problemi del lavoro in Italia non è quello del tasso di occupazione o disoccupazione, bensì quello relativo alla produttività del lavoro. Questo parametro ci dice quanto valore viene generato in media in un’ora di lavoro, ci dice quindi se siamo un’economia di camerieri e facchini o un’economia di ingegneri. La produttività del lavoro dipende da molte variabili macroeconomiche (infrastrutture, tecnologia, scuola, università e ricerca, sistema normativo e fiscale, dimensione media delle aziende, ecc.) ma anche da variabili “micro”, dai comportamenti lavorativi quotidiani di ciascuno di noi.

Come usiamo il nostro tempo nel nostro ufficio, nel nostro reparto, nel nostro studio professionale? Tutti arriviamo stanchi alla fine della giornata e tendiamo ad associare la fatica all’essere stati produttivi. In realtà spesso non siamo produttivi e soprattutto non tutti siamo produttivi allo stesso modo. È un fenomeno ampliato dal fatto che il lavoro del terzo millennio prevede mansioni sempre meno standardizzate e routinarie. Se tutti avvitassimo bulloni avremmo livelli di produttività molto uniformi e facili da misurare. Invece oggi lavorare significa “giocarsi” un mix complesso di competenze e questo rende molto più variabile e intangibile la nostra produttività individuale.

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