Social network, li usiamo per ficcare il naso. E le storie sono ormai una febbre: 1 su 3 le preferisce ai post

Per quale ragione amiamo così tanto i social network, gli influencer, le storie degli amici come dei vip? E come sono cambiati i nostri atteggiamenti negli anni? La pubblicità ci dà fastidio oppure orienta i nostri gusti? I punti, secondo l’ultima analisi di Blogmeter, leader in Italia nei servizi dedicati all’ecosistema dei social media, sono due: da una parte la nostra presenza sui social definiti “di cittadinanza”, dall’altra il ricorso saltuario quelli “funzionali”. I primi sono anzitutto Facebook, poi YouTube e Instagram. Sono quelli che usiamo più volte alla settimana e che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. In questa sfera rientrano anche le chat come WhatsApp, Messenger e Telegram. Al contrario, i social funzionali come TripAdvisor o Skype sono quelli su cui si transita più di rado, in virtù di un bisogno specifico (trovare il ristorante giusto, organizzare una videochiamata internazionale e così via). Infine ci sono i social che Blogmeter definisce “giovani (il fenomeno TikTok, Snapchat e WeChat, in realtà non così diffuso in Italia) che pur avendo una discreta penetrazione nella popolazione generale, non hanno ancora una connotazione in grado di piazzarli nell’una o nell’altra categoria. Sembrano più che altro piattaforme generazionali. E questo, in effetti, sono.

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