Riciclare un vecchio cellulare per salvare un bambino, un albero o uno scimpanzé

APRIRE un cassetto per salvare un bambino. Oppure uno scimpanzé, un albero, o semplicemente la terra. È un gesto semplice, anche se non così immediato. Li abbiamo tutti da qualche parte in casa: cellulari vecchi, obsoleti, rotti, di cui abbiamo scordato il pin o che non si accendono più, eppure potrebbero illuminare altre vite.

Quello che la campagna del Jane Goodall Institute ci invita a fare è prendere quei telefonini dismessi e riciclarli: nessuno guarderà cosa c’è dentro, saranno semplicemente riciclati per poterne estrarre un minerale prezioso, come il tantalio, che in zone del mondo come l’Africa è oggi alla base di sfruttamento dei bambini nel lavoro minorile delle miniere (40mila secondo l’Unicef), di deforestazione e perdita di habitat per scimpanzé e gorilla, di devastazione delle terre, di guerre in cui si armano i ribelli del Congo.

“Tutti ne abbiamo uno nel cassetto, basta rendersi conto del valore che ha e di come potrebbe aiutare a cambiare le cose il fatto di volerlo riciclare” spiega Daniela De Donno, ricercatrice e presidente del Jane Goodall Institute Italia (JGI), nato 20 anni fa sulle orme dell’associazione internazionale che porta il nome della famosa etologa immersa in 40 anni di ricerche nella vita degli scimpanzé e impegnata tutt’oggi nella lotta per la conservazione.

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